RECENSIONE: RAGAZZO, UOMO E NEMO di Damiano Dario Ghiglino

Titolo: RAGAZZO, UOMO E NEMO
Autore: Damiano Dario Ghiglino
Genere: LGBT
Casa Editrice: Self Publishing
Pagine: 110
Prezzo: Ebook € 3,99 – disponibile su Kindle Unlimited
Prezzo: Cartaceo € 9,99 
Data di pubblicazione: 19 Dicembre 2020

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TRAMA:
Un ragazzo cammina portando con sé una valigia lungo le strade innevate di una città tedesca. Non sa da dove viene, né dove sta andando. Sa solo che si è lasciato il passato alle spalle perché è gay, è diverso.
Sarà così che Eric intraprenderà un lungo viaggio alla scoperta di sé rivelando, tra incontri inaspettati e interrogativi senza risposta, l’essenza di una vita che è tutte le vite.
Un romanzo cosmopolita, visionario, oscuro ma anche luminoso, sulla ricerca dell’identità attraverso le molteplici tappe dell’esistenza umana.


Ragazzo, uomo e Nemo meriterebbe 200 pagine di scritto per la quantità di tematiche che mette in ballo, ha una trama , ma sarebbe riduttiva raccontarla punto per punto, nel libro la cronologia degli eventi assume poco rilievo nel rapido turbinio di sensazioni descritte.  Ciò che è importante è il viaggio; il viaggio interiore che compie il personaggio che fugge dalla sua terra. 

Il personaggio come è scritto nella trama è omosessuale, questa considerazione  inizialmente sembra discriminante per il resto della storia, ma alla fine ci si rende conto che il suo vissuto, i suoi viaggi, i suoi incontri , il suo essere, potrebbero essere di tutti a prescindere dall’orientamento sessuale.
Lo trovo un elogio al coraggio che spinge a intraprendere un percorso alla ricerca del proprio sé; a prescindere dalla propria sessualità siamo tutti nella stessa vita; ciò che conta è il percorso che ci porta ad essere un non nessuno (Nemo, dal latino “nessuno”). 

“Il punto è che tutti noi vogliamo lasciare un segno sul tronco della quercia,
un’orma nel fango, graffiti rupestri sulle pareti delle caverne. Affidiamo la
nostra memoria a qualcuno o a qualcosa perché non vogliamo esserne gli
unici custodi, a volte basta un segno del nostro passaggio, il far sapere che
siamo stati qui, che abbiamo attraversato il mondo con il nostro corpo e la
nostra mente, per quanto possa valere”.

Eric farà i conti con rimorsi; grovigli, scheletri nell’armadio che pian piano, pagina dopo pagina  si snodano, e restituiscono al lettore un susseguirsi di vicende descritte con sfumature impeccabili, con  connessioni emotive tra il personaggio e il lettore molto intense. 

Si ritroverà a parlare di felicità ritornando in quei luoghi, dove inizialmente in un vortice di circostanze scomode e di povertà  non aveva apprezzato appieno. Ricerca quelle persone importanti incontrate nei viaggi, scruta i nomi sui campanelli, vaga…perché dopotutto si ritorna dove si è stati bene.

“non tutti hanno il dono di
accontentarsi. Ma a volte l’infelicità è una spinta a migliorare la propria
situazione.”
“Tuttavia, la serenità nella povertà è un mistero che noi occidentali non
siamo in grado di comprendere. Ne sono sempre rimasto affascinato.”

 
 
PS: Non mi piacciono le recensioni che danno un voto ai libri in stelline. Non mi permetto di giudicare il vissuto e lo scritto di una persona

One comment

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