Fili e persone

Anche se di fili e nastrini per questi giorni ne avrete avuto abbastanza, per continuare a leggere questo articolo vi consiglio di riprendere in mano quel bel gomitolo di riflessioni che avevamo iniziato a srotolare qualche tempo fa (https://www.ilsedanoriflessivo.it/2020/11/11/1201/), insieme a una bella calcolatrice, perché si sa, alla fine dell’anno si tirano le somme degli ultimi 365 giorni di vita.

Difficile stavolta fare un bilancio imparziale, troppe varianti hanno influenzato quest’anno e risulta difficile dividere le responsabilità tra noi e il caos mondiale. E se anche (quasi sicuramente) qualche errorino l’abbiamo commesso, siamo tutti troppo esausti per addossarci altri pesi. Tuttavia, di chiunque sia la colpa, le conseguenze ce le portiamo dietro ed è quindi inevitabile notarle, delinearle.

Quest’anno la mia constatazione principale sta nell’aver perso, in senso lato, si intende, delle persone; tante se si parte dal presupposto che non se ne vuole perdere nessuna, anche una sola potrebbe significare tante quindi. Il secondo episodio di questa miniserie di articoli prende spunto proprio da questo e riguarda quindi le persone che fanno avanti e indietro nelle nostre vite. Quale migliore occasione di questo periodo per parlarne, quindi.

Le persone si possono perdere in tanti modi e per tanti motivi. Ma la fregatura è che il risultato finale è sempre lo stesso: quelle persone lì c’erano per te e ora non ci sono più, tu c’eri per loro e ora non sai nemmeno se gradirebbero un tuo messaggio di auguri. Un vuoto che ti obbliga a interrogarti: il nodo che si era creato era un nodo del fuggitivo*, pronto a essere sciolto per corrersene via? E se invece il nodo era vero, chi è stato a ingarbugliarlo fino a spezzarlo? (So che avevo detto nessuna attribuzione della colpa, ma quando i pensieri si mettono in moto non c’è interruttore inerziale che tenga.)

*nodo fuggitivo= mia sorella mi insegna che questi nodi si fanno per legare i cavalli alla staccionata: tirando un filo il nodo resta stabile mentre tirando l’altro il nodo si scioglie in un attimo; venivano usati dai fuorilegge proprio per facilitarsi la fuga a cavallo dopo aver commesso qualche crimine

Se la persona è persa non c’è nulla oltre quell’ininterrompibile turbinio di pensieri per giungere a una conclusione, nessun confronto o chiarimento, solo un’infinita e sconclusionata lista di ipotesi ipoteticamente ipotetiche che diventano talmente ingombranti che alla fine si molla tutto e chi si è visto si è visto. Tanto l’altro chi lo rivede più.

Ma no, perché essere così drastici, si può perdonare tornare provare parlare. E a volte la situazione si risolve, la persona torna e stavolta quel nodo si tiene d’occhio, ci si prende cura della relazione e ci si impegna a tenere l’altro nella propria vita. Sembra un bel proposito da mettere nei goal del 2021, un po’ banale e ovvio per alcuni ma un bel traguardo per altri. Dopotutto, non è stato proprio uno degli insegnamenti di quest’anno, quello di apprezzare di più ciò che abbiamo?

E poi ci sono i casi in cui più si cerca di tirare su il filo, più questo scivola, tagliandoci la pelle, fino a correre via a ruota libera. E noi cadiamo con lui, un filo in meno a tenerci stabili in questo instabile mondo. Non metto in dubbio che non troveremo poi l’equilibrio con le nostre forze, perché siamo noi il centro di noi stessi, ma inevitabile è quel periodo che ci serve per leccarci le ferite, ritrovare il baricentro perduto e scoprire che forse, chissà, forse siamo più stabili così.

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