Pillola natalizia

Natale è arrivato anche quest’anno, inesorabile e forse un po’ fuori contesto. Ecco quindi una piccola pillola natalizia, giusto per riuscire a mandare giù con meno sensi di colpa tutte le prelibatezze che ci aspettano nei pranzi e nelle cene dei giorni a venire che, quest’anno, oserei dire, saranno ancora più lunghi: vano tentativo di consolarci con il cibo del tono sommesso che accompagna le festività 2020. Ma basta convenevoli, bicchiere d’acqua alla mano e partiamo.

Purtroppo da qualche anno sono rientrata anche io nella triste cerchia di persone che inizia a sentire meno lo spirito natalizio. Nonostante mi dedichi assiduamente e con impegno a tutte le attività natalizie, quali fare i biscotti o addobbare la casa, e sia una sostenitrice del re-watching ossessivo di Mamma ho perso l’aereo, sento che c’è quel qualcosa nell’aria che da un pò di tempo manca. E so che non è solo la neve, che dove sto io purtroppo a Natale non si fa mai vedere. Alla fine sono giunta alla conclusione che il giorno di Natale forse è proprio il più malinconico di tutti. Come già sentito e risentito, a volte l’attesa del piacere è essa stessa il piacere e credo proprio che le festività natalizie non facciano eccezione. Anzi, forse è possibile concedere una deroga alla mattina di Natale, quando ancora aleggia nella casa quel brio che accompagna tutte le cose nuove. Ma dalle 15/16 in poi si insinua nelle fessure delle finestre quella malinconia strana che fino a sera non ci lascia più.

Ormai la giornata volge al termine: i regali sono stati aperti e tutte le fantasie su cosa potesse esserci dentro sono finite buttate in mezzo alle carte accartocciate, che daranno un bel po’ da fare ai netturbini. La pancia è piena a tal punto che anche solo il pensiero di un altro pezzo di torrone da la nausea e iniziano a sorgere i famosi sensi di colpa, con buoni propositi annessi di iscriversi in palestra l’anno che verrà. I messaggi di buon Natale a te e famiglia sono già stati inviati e non ci resta che una galleria piena di gif brillantinate di Babbo Natale. Quest’anno poi sono sicura che, piuttosto delle favole della buonanotte, ci addormenteremo leggendo sul sito di un quotidiano di tutti i pericolosi fuorilegge che hanno invitato uno zio di un’altra provincia al cenone. Una cosa che invece ci mancherà saranno le interviste del tg5 alle folle che solitamente popolano le strade il 25 con i ‘Signora cosa cucina oggi?’ o ‘Cos’ha trovato sotto l’albero lei stamattina?’ e quindi forse quella malinconia sarà ancora più accentuata, mista stavolta ad un po’ di amarezza. 

E quindi, tra un’ingiustificata malinconia e un po’ di amaro in bocca, purtroppo non colpa di quel bicchierino di digestivo a fine pranzo, anche questa giornata passerà e ci sveglieremo il 26 con un bel po’ di avanzi da finire, di pigiami e calzini nuovi da mettere e un po’ di malinconia in meno, giusto perché, diciamocelo, è solo il giorno di Natale che è cosi. E allora, questo 25 pomeriggio, perché non coccolarci un po’ in questa malinconia, accettiamola e basta, e raggomitoliamoci sul divano tutti insieme fino ad addormentarci, che tanto, chi cena mai il giorno di Natale?:

Scritto da Caterina

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One comment

  1. Ottimo articolo, è sempre bello trovare nuovi punti di vista, soprattutto riguardanti una festa ormai già più che analizzata come il Natale.
    Personalmente vivo questa festa in maniera diversa, forse anzi completamente all’opposto, trattandosi degli ultimi giorni dell’anno ne approfitto sempre per vivere un momento di stop e di tranquillità fino al primo di Gennaio. Nei giorni che compongono un anno, pieni di “fai questo, fai quello”, si perde a mio avviso sempre più il valore dei pochi, ma sinceri, veri affetti, spesso offuscati nel tram tram generale da lavori, faccende e dalle attenzioni delle persone che vanno e vengono a seconda di come tira il vento. Questi affetti, per caso o perché il periodo di calma li richiama, riusciamo a notarli proprio quando ci si sta riposando sul quel divano dopo un grande pranzo, perché ci avvolgono in un abbraccio, perché se non possono esserci fisicamente (come questo sventurato anno ci impone) cercano di non far sentire la propria mancanza in ogni modo, e forse pensandoci meglio si potrebbe riassumere tutto in un: per me il Natale è un “ti voglio bene” dalle persone che hanno il coraggio di dirtelo, perché ti sentono necessario.
    Ottimo articolo continuate così <3

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