Gli ansiosi si addormentano contando le apocalissi zombie di Alec Bogdanovic

Gli ansiosi si addormentano contando le apocalissi zombie 

(Rogas Edizioni, 2020).

Romanzo di Alec Bogdanovic.

📍Sito dell’autore!   ⛓

La depressione è il male della nostra epoca. È la malattia più diffusa al mondo ed è la più temuta dopo il cancro. Il nostro anti-eroe ci si imbatte nell’adolescenza e cerca di liberarsene con la disciplina e il metodo di un ricercatore, peccato che la cavia da laboratorio sia lui stesso. Finirà così per autocondannarsi a un’interminabile escalation di sfighe e miserie umane: queste daranno corpo a un romanzo di formazione in cui tragedia e commedia si intersecano e fondono fino a diventare del tutto indistinguibili”.

Se è vero che un libro non va giudicato dalla copertina, allora neanche dal suo retro nella sinossi in quarta di copertina.
Inizialmente mi sembrò un libro di self help sulla gestione dell’ansia all’interno della società.

TUTT’ALTRO!

Il protagonista utilizza un linguaggio schietto e colloquiale, a tratti volgare, ma estremamente ironico, quel che basta per far divorare al lettore il libro tutto d’un fiato. Ho trovato interessante il modo insolito di trattare un argomento sensibile come la gestione dell’ansia. Ha messo a nudo ogni cosa: le sensazioni, descritte nude e crude , senza inutili “brodaglie” di contorno che creano atmosfere di comfort per il lettore; ammetto che leggendolo mi sono sentita anch’io in soggezione, ma, allo stesso tempo ti sprona a continuare e a metterti nei panni del personaggio.

Una lettura che di certo attira la curiosità! SDOGANATANTE, DISSACRANTE e DIVERTENTE. 

Il protagonista adotta alcune strategie per cercare, o perlomeno credere di avere un controllo sulla sua ansia e depressione. Inizia prendendo ispirazione dal gioco “The Sims”: il personaggio virtuale per vivere ha bisogno di soddisfare dei bisogni che a loro volta generano sensazioni appaganti e di benessere. 

Il protagonista diventa allora il Tamagotchi di sé stesso, annota le sue attività, che concatenandosi tra loro portano a una produzione di ossitocina. 

Un equilibrio sottile. Che non tarda  a sfuggirgli di mano.

Il personaggio soffre di impotenza, una dei tanti motivi della sua ansia. Mentre spiega alcuni tecnicismi delle sue esperienze con le ragazze fa un paragone con gli  Hamburgers del McDonald’s. I loro Hamburgers non sono eccelsi, ma sono buoni, buoni per la stragrande maggioranza delle persone, e aggiungo, non hanno un sapore deciso, netto e speziato; sono neutri e semplicemente buoni. Ho estrapolato e decontestualizzato questo concetto ponendolo nella via quotidiana. Quante volte neutralizziamo  il nostro sapore caratteristico “tutto pepe e paprika” per renderlo neutro e piacevole a più persone possibili, magari per essere accettati o per non dare nell’occhio con un pò di eccentricità che ci contraddistingue.

E’ emersa senza filtri la nota speziata e decisa dell’autore; di sicuro il modo che usa per porsi su certi argomenti è particolare e non a tutti andrà a genio. Io l’ho trovato all’avanguardia, ha avuto il coraggio di esporsi ed elevarsi da tutto ciò che di confort c’è su tematiche importanti e delicate, mettendo a nudo la difficoltà e il disagio. Un  ready made di Duchamp in mezzo alla finta e utopica perfezione greca.

 

  

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2 Comments

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